Fabio Zavattaro racconta papa Francesco (e non solo…)

Che papa Francesco sia divenuto, ormai, un autentico fenomeno di costume è chiaro a tutti. Le sue parole sono quotidianamente su giornali, telegiornali, prime pagine dei siti web, ma soprattutto, sulla bocca di tutti. Risulta dunque interessante operare un’analisi del “fenomeno Francesco” e chi potrebbe farlo meglio di chi da più di un trentennio segue quotidianamente i papi nel loro ministero? No, non stiamo parlando di cardinali, vescovi o prelati di Curia; ma di un giornalista. Fabio Zavattaro segue i pontefici come vaticanista dal 1983, prima dalle colonne del quotidiano “l’Avvenire”, poi dai microfoni della Rai.

Nel suo ultimo libro, intitolato non a caso “Stile Bergoglio, Efetto Francesco”, Zavattaro cerca di raccontare come Jorge Mario Bergoglio stia cambiando la percezione che la gente ha del papa, cambiando ben poco di sé stesso e del suo modo di vivere il ministero episcopale.

Proprio per presentare questa opera, il vaticanista si è recato in visita al Santuario della Madonna di Fatima, a Talsano, dove si è tenuto il “libroforum” moderato dal parroco (e direttore di Nuovo Dialogo) don Emanuele Ferro.

Francesco si presentò come il papa venuto “quasi dalla fine del Mondo”, ma a ben vedere, Zavattaro ne è convinto, in termini di sfide pastorali l’America Latina è assolutamente centrale ai nostri tempi. E in quella prima uscita alla loggia delle Benedizioni sono individuabili altri elementi anticipatori di quella che poi sarebbe stata la condotta di Francesco sul soglio pontificio. Affacciato al celebre balcone accanto al neo-letto pontefice, infatti, si trovava il cardinale Agostino Vallini; non un porporato a caso, ma bensì il Vicario Generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, colui che in vece del papa guida la Chiesa Capitolina; una scelta inconsueta e volta a sottolineare la volontà del pontefice di ridare centralità al suo ruolo di vescovo di Roma. Assieme a lui, accanto al papa, il cardinale Hummes, colui che sedeva accanto a Bergoglio nella Sistina e che, con il suo invito a non dimenticare i poveri, ispirò la scelta del nome al nuovo successore di Pietro, come raccontato dallo stesso pontefice all’indomani dell’elezione.

Non sono mancate domande da parte dei presenti, in particolare sulle innovazioni che il pontificato di papa Francesco potrebbe apportare. Sullo spinoso tema del celibato dei sacerdoti, dopo aver risolutamente negato che possa essere una soluzione al problema della pedofilia nel clero (“Sarebbe un insulto per le stesse donne”, ha chiosato don Emanuele), Zavattaro ha sottolineato che già al giorno d’oggi sono presenti nella Chiesa Cattolica sacerdoti legittimamente sposati. Accade, ad esempio, nelle Chiese greco-cattoliche, nelle quali il celibato resta, tuttavia, obbligatorio per i vescovi. Inoltre, in tempi recenti alcuni sacerdoti anglicani, sposati e con famiglie, hanno lasciato la Comunione Anglicana per riunirsi a Roma. Da qui a dire che avere sacerdoti sposati possa divenire la regola, però, passa molto…

Non poteva mancare, in questo incontro, sebbene dedicato a papa Bergoglio, un ricordo di Giovanni Paolo II, del quale Zavattaro ha raccontato quasi per intero il pontificato. Nel suo racconto il giornalista ha voluto evidenziare il grande numero di santi e beati proclamati dal papa polacco. “Quando si recava in visita ad una comunità, talvolta ‘le lasciava’ un santo o un beato come esempio. Ricordo che in Papua Nuova Guinea beatificò un catechista e alla celebrazione erano presenti sua moglie e i suoi figli”.

Da conoscitore di lungo corso degli ambienti vaticani, Zavattaro ha anche rivelato ai presenti alcuni particolari poco noti, ad esempio riguardo alla rinuncia di Benedetto XVI; una scelta maturata, con ogni probabilità, già nel maggio 2012, quando fu interrotta l’alternanza dei gruppi di suore di clausura all’interno del monastero Mater Ecclesiae (attuale residenza del papa emerito, all’interno delle mura vaticane) e ne fu avviata la ristrutturazione. “I cronisti all’epoca non mancarono di notare questo fatto – racconta il vaticanista – Tuttavia non ci facemmo molto caso, pensando fosse dovuto semplicemente ad una struttura ormai datata”. A ciò si è aggiunta, in termini di curiosità soddisfatte, la conferma che papa Francesco era intenzionato a visitare l’Iraq (salvo poi essere stato dissuaso dai responsabili della sicurezza per ovvi motivi) e che probabilmente (questa è una personale certezza di Zavattaro) incontrerà alcuni profughi in fuga dall’ISIS nel corso del suo prossimo viaggio in Turchia.

L’incontro, scandito da numerose domande, si è chiuso con un lungo excursus del giornalista sul modo di raccontare i papi, dal frac prescritto ai giornalisti in vaticano sino ai tempi di Paolo VI, a qualche temerario che in tempi moderni si presenta nei Sacri Palazzi in maglietta, senza dimenticare annotazioni sui caratteri comunicativi dei diversi pontefici.

Al termine, non è mancata una lunga sessione di dediche per coloro i quali avevano acquistato il libro. Una lettura che ci sentiamo vivamente di consigliare.

Dal grigio al colore, per una Pasqua di speranza

Il cielo grigio, la pioggia che minaccia di cadere a ogni ora del giorno, insomma, il classico clima da Settimana Santa. Ma quest’anno, come non bastasse, c’è da aggiungere anche un freddo intenso, pungente, un vento che sferza i volti di tutti, decisamente atipico per la metà di aprile. Come si usa dire nel gergo popolare, sembra che questo tempo si adegui alle emozioni e sensazioni che sono nel cuore dei fedeli, dei pellegrini, dei ‘perdun’. Nel grigio complessivo di questi giorni e, verrebbe da dire, di questo ultimo periodo della nostra storia, un  vero e proprio vortice di colore emerge dalla periferia, a volte dimenticata e bistrattata, il quartiere Salinella e la sua parrocchia, la Santa Famiglia. Colore che spicca dal nuovo portone e dalla nuova immagine della Famiglia di Nazareth che “illumina” la piazza di Via Lago di Garda antistante la chiesa e che, come detto dal parroco don Giuseppe Cagnazzo durante l’omelia della messa in Coena Domini nella sera del Giovedì Santo, “deve essere metaforicamente un punto di partenza da cui partire per “colorare” la nostra società, per ripartire con un nuovo impegno sociale, per alzare la testa contro le reali ingiustizie dei nostri tempi“.

 

Una comunità, quella della Salinella, viva più che mai in questo periodo pasquale, con tanti giovani e adulti impegnati nella buona riuscita delle attività e delle funzioni religiose organizzate.

 

A partire proprio dal  freddo Giovedì Santo, con la messa in Coena Domini in una chiesa stracolma e con il sempre emozionante rito della Lavanda dei Piedi, estesa, sull’esempio di papa Francesco, anche alle donne e ai bambini (il più piccolo di appena un anno). Se in un primo momento è stato il celebrante a “lavare” i piedi ai fedeli, successivamente alcuni parrocchiani hanno ripetuto lo stesso gesto ad altri a testimonianza dell’espressione evangelica “Io vi ho dato un esempio perché facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13, 15). Altro simbolo di questo giorno in cui si ricorda l’ultima cena è il pane della condivisione consegnato a tutti i fedeli e da consumare in famiglia.

 

E mentre alla Salinella si chiudeva il portone della chiesa dopo l’Adorazione Eucaristica comunitaria davanti all’altare della reposizione, dalla parte opposta della città, nel borgo antico, si apriva quello della chiesa di San Domenico, dando il via, tra due ali di folla, alla tradizionale Processione dell’Addolorata, conclusasi poi nel primo pomeriggio del Venerdì Santo.

 

E anche nel giorno della morte del Signore il cielo non ha dato tregua con una pioggia fitta che ha ritardato l’avvio dell’altra processione storica della città di Taranto, quella dei Misteri, che ha preso il via con un ritardo di ben 2 ore. Nonostante tutto, tanti sono stati i turisti e i tarantini stessi che hanno invaso il centro della città. Una processione emozionante, intensa, con il sottofondo struggente delle marce funebri. Ma una processione dei contrasti, con ancora troppi spettatori passivi e irrispettosi della fede e della partecipazione altrui a questo rito che, va sempre ricordato, è innanzi tutto una manifestazione di fede e una forma di penitenza, anche fisica. La lenta nazzicata dei perdoni va avanti per tutta la notte, il freddo inizia a placarsi solo con le prime luci dell’alba, forse il momento più emotivamente coinvolgente per i fedeli, in cui il suono della troccola emerge nel silenzio della notte. Il sabato mattina si presenta con un cielo finalmente limpido e sgombro di minacce e con una Piazza Giovanni XXIII affollata in attesa del rientro della processione, del troccolante che con tre colpi bussa al portone della chiesa del Carmine. E, ancora una volta, vanno segnalati episodi che davvero poco hanno a che fare con fede e penitenza: urla, volgarità e schiamazzi placati solo al momento dei tre colpi. Il tutto si è concluso alle ore 11 circa con il  rientro del simulacro della Vergine Addolorata.

 

E qui nuovamente c’è un parallelo antitetico con la periferia. Se al centro della città una Madre rientrava in chiesa, alla Salinella un’altra percorreva ancora le vie del quartiere in processione fino a tornare anch’essa nella parrocchia: è l’”Ora della Madre”, momento inedito di preghiera al cospetto della Vergine addolorata che piange il figlio morto in croce: è il Sabato Santo, il giorno del dolore di una madre e del silenzio in attesa della resurrezione. È anche il giorno della veglia pasquale, che alla Santa Famiglia inizia alle ore 22 per terminare poco dopo la mezzanotte.

 

Alleluja, è la Pasqua del Signore, che ha vinto la morte e dà speranza al mondo… una speranza di rinascita che la periferia, più che mai, sente dentro di se.

Il giovedì santo Papa Francesco laverà i piedi a disabili e anziani del centro di don Gnocchi

Papa Francesco celebrerà la messa “in Coena Domini” nella fondazione di don Gnocchi, a Roma. E riserverà la tradizionale lavanda dei piedi a disabili e anziani. Bergoglio, che l’anno scorso andò nel carcere minorile di Casal del Marmo dove per la prima volta nei riti papali introdusse tra i dodici anche una ragazza italiana cattolica e una serba nata a Roma di fede islamica, questa volta ha scelto un centro all’avanguardia nella riabilitazione motoria. Nella stessa zona di Roma. Dodici, come gli apostoli, le persone tra disabili e anziani a cui il Pontefice nel corso del rito rinnoverà il gesto della lavanda. Arriverà alla 17.30 di giovedì santo, il prossimo 17 aprile, e celebrerà quindi la messa in Coena Domini presso il Centro Santa Maria della Provvidenza, in Via Casal del Marmo 401, nella zona Casalotti-Boccea. Alla celebrazione che si terrà nella chiesa del Centro, comunica la sala stampa vaticana, parteciperanno gli ospiti, accompagnati dai loro familiari, dal personale e dai responsabili. L’appello alla collegiabilità. Intanto Francesco invoca più collegialità nella Chiesa. “Si possono e si devono cercare forme sempre più profonde e autentiche dell’esercizio della collegialità sinodale, per meglio realizzare la comunione ecclesiale e per promuovere la sua inesauribile missione”, scrive in una lettera al Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, cardinale Lorenzo Baldisseri.

Nella missiva il Papa si sofferma a lungo sull’istituto del Sinodo dei Vescovi, creato nel settembre 1965 da Paolo VI e sulla propria volontà di accrescere la “collegialità” e l’unione tra i vescovi e il “vescovo di Roma” per il governo della Chiesa.

“Le Assemblee Sinodali, che da allora si sono celebrate alla presenza di Vescovi provenienti dai diversi continenti – ricorda Bergoglio -, hanno potuto far conoscere gli imprescindibili contributi riguardanti i problemi e l’attività della Chiesa nel mondo e hanno offerto al Successore di Pietro un valido aiuto e consiglio per salvaguardare e incrementare la fede, per proporre con coraggio l’integrità della vita cristiana e per consolidare la disciplina ecclesiale”.E ricorda anche come già Giovanni Paolo II, “nel ribadire l’efficacia del Sinodo e nel riconoscere l’enorme bene che esso donava alla Chiesa, prospettava con lungimiranza: ‘Forse questo strumento potrà essere ancora migliorato. Forse la collegiale responsabilità pastorale può esprimersi nel Sinodo ancor più pienamente'”.

E annuncia: “Trascorsi quasi cinquant’anni dall’istituzione del Sinodo dei Vescovi, avendo anch’io perscrutato i segni dei tempi e nella consapevolezza che per l’esercizio del mio Ministero Petrino serve, quanto mai, ravvivare ancor di più lo stretto legame con tutti i Pastori della Chiesa, desidero valorizzare questa preziosa eredità conciliare”. A tale proposito, aggiunge, “non v’è dubbio che il Vescovo di Roma abbia bisogno della presenza dei suoi Confratelli Vescovi, del loro consiglio e della loro prudenza ed esperienza”.

La croce fatta con il legno dei barconi. Una grande croce, alta 2,80 metri per 60 chilogrammi, e realizzata con il legno dei barconi di Lampedusa provenienti dalle coste libiche, sarà presentata domani a Papa Francesco per essere benedetta durante l’udienza generale. Poi comincerà il suo pellegrinaggio lungo tutta l’Italia per portare un messaggio di solidarietà e di pace tra comunità, parrocchie, culture, città e fedi.

Fonte: LaRepubblica.it

San Giuseppe alla Salinella: anno nuovo, vita nuova

Anno nuovo, vita nuova, recita la saggezza popolare. Saggezza che quest’anno sembra non aver accompagnato alcuni dei residenti del quartiere Salinella, disposti a violare perfino la legge, depredando il pattinodromo del quartiere delle proprie travi di legno, pur di realizzare i classici falò, maestose cataste di qualsivoglia oggetto combustibile, tra cui materassi e mobili.

Uno slogan, anno nuovo, vita nuova, che invece sintetizza al meglio la febbrile attività della parrocchia Santa Famiglia sotto la guida del parroco don Giuseppe Cagnazzo e del viceparroco don Francesco Santoro, organizzatori, assieme alla comunità, della 1° Festa di San Giuseppe alla Salinella. “Nel rione, la ricorrenza del Santo era accompagnata esclusivamente da spontanei festeggiamenti, musiche, gazebi con bibite, accensione dei falò, il tutto privo di qualsiasi riferimento religioso – dice il parroco – Così, anche su richiesta dei fedeli, abbiamo deciso di dare un vivace tocco di solennità con la preparazione di un “contro-altare”. D’altronde, la vera festa è dove si prega, dove sta il Santo, padre e guida della Santa Famiglia, alla quale la nostra stessa parrocchia è intitolata”.

Precedute da una novena in onore del santo, le celebrazioni hanno avuto inizio con la benedizione del pane, seguita dalla supplica e dalla solenne Messa, al termine della quale si è svolta la processione con la statua di San Giuseppe, gentilmente concessa dalla confraternita del SS Sacramento-Rosario di Monteiasi, e da quest’ultima condotta per le vie del quartiere, assieme all’aiuto della comunità e delle forze dell’ordine nelle vesti dei Carabinieri. Il tutto sotto le note della banda musicale cittadina “Santa Cecilia”. Conclusione all’insegna della festa con la degustazione di alcuni piatti tipici tarantini della tradizione di San Giuseppe, quali pasta riccia con le cozze e pasta riccia con i ceci, preparati dalle parrocchiane con l’aiuto del gruppo Scout A.G.E.S.C.I. e del gruppo Giovani di Azione Cattolica.

Grande partecipazione, quindi, da parte dei residenti del quartiere, a sostegno di una Parrocchia sempre più impegnata nel territorio, per condividere questo momento di gioia, tra fede, antiche tradizioni, e…antichi sapori!