Nuovo stadio Iacovone: le nostre osservazioni

Lo ribadiamo subito, così come abbiamo sempre fatto: al centro della riqualificazione del quartiere non c’è lo stadio, non ci sono le altre strutture previste nei vari masterplan e rendering. Alla base di tutto, per noi OPS, c’è la mitigazione del rischio idrogeologico per la quale il Comune di Taranto è al lavoro – a breve dovrebbero essere approvati in giunta i progetti definitivi con i quali si dovrebbero presto inaugurare i cantieri che, speriamo, potranno includere anche quelle aree (contermini, secondo bacino di laminazione “nord”) che al momento risultano essere escluse dalla riqualificazione per mancanza di fondi.

Fatta questa doverosa premessa, possiamo adesso passare al progetto stadio visto con gli occhi di chi vive nel territorio, e parte di quanto scriviamo viene anche dai feedback ricevuti nella giornata di ieri.

L’area: è quella già identificata nel masterplan dei Giochi, né un centimetro in più e né uno in meno. Un’area limitrofa allo stadio esistente che versa in una situazione di semi-abbandono (se non totale se pensiamo al rudere di quello che sarebbe dovuto essere il liceo artistico di cui più volte ci siamo occupati) e che ne uscirà riqualificata anche grazie ai boulevard previsti per via Lago Maggiore.

Area interessata

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L'area su cui insisterà il nuovo stadio e tutto quanto è previsto nel progetto

Lo stadio: secondo i piani si tratterà di uno stadio moderno, in linea allo standard UEFA 4 (omologato quindi per finali dei campionati europei di calcio per nazionali e delle due più importanti competizioni UEFA per club, la UEFA Champions League e la UEFA Europa League), da vivere 365 giorni all’anno.

Uno stadio all’inglese, con una distanza tra tifosi e terreno di gioco pari a soli 6 metri, con sky box, ristorante, aree per la famiglia e persino un asilo nido. Uno stadio “broadcaster” (così definito dall’amministratore delegato di Experia Investor Antonio Ferrara), ovvero in grado di ospitare grandi eventi, sostenibile dal punto di vista economico ed energetico.

Da tifosi e al netto delle spiegazioni che son state date riguardo gli studi effettuati sul numero totale di spettatori ospitabili, concordiamo con quanti lamentano una scarsa capienza (16.500 posti). Una città come la nostra ha fame di calcio, e lo stesso vale per chi vive in provincia: una capienza di almeno 20.000 sarebbe stata anch’essa inferiore a richiesta e aspettative dei tifosi, ma quella presentata è anche per noi decisamente insufficiente. D’altronde, sono pochi anche se pensiamo alla sua versatilità e alla possibilità di ospitare eventi come grandi concerti, no?

Il video entusiasma (al netto di strafalcioni su alcune immagini di T…Otranto, sigh) e il colpo d’occhio è innegabilmente bello, “TANTA ROBA”, un orgoglio per noi ospitare una struttura così che, tuttavia, non è esente da criticità, specialmente nel contorno che prevede una piattaforma commerciale con uno “spazio food” di 4.000 metri quadrati (2.500 dedicati alla vendita e 1.500 deposito), due “big box” (super store) da 1.800 metri quadrati e una da 500 metri quadrati; un centro congressi che possa ospitare anche fiere ed esposizioni, un centro medico di medicina sportiva ed aree coworking.

Infine – e qui il dente inizia a dolere – il mega hotel: 80 metri di altezza, già battezzata “Taranto Tower“, due “vele” per un albergo business oriented con palestra, centro benessere, bar panoramico e piscina da 200 metri quadri, per un totale di 8.000 metri quadrati di strutture. Dal punto di vista visivo l’impatto sarà “importante“, e forse in questo caso avremmo auspicato qualcosa di meno invasivo (e magari si sarebbe potuto – si potrà? – coinvolgere il territorio così come già sapientemente fatto dall’amministrazione Melucci in fase di stesura del Masterplan dei Giochi del Mediterraneo).

Il progetto (in Project-Financing, partnerariato pubblico-privato) è stato consegnato da Gabetti /Experia nella giornata di ieri, e adesso bisogna avviare la macchina amministrativa che dovrebbe portare, secondo quanto riportato dalla stampa locale, alla posa della prima pietra nell’autunno del 2023.

Chi vivrà vedrà, e noi speriamo di farlo abbastanza. Intanto azzardiamo una provocazione: visto l’impatto di cui già abbiamo scritto, e se quei fondi mancanti per il secondo bacino di laminazione per il rischio idrogeologico di arrivassero da Gabetti / Experia?

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