Raccolta firme

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Cari amici dell’OPS – Osservatorio Permanente Salinella, vi segnaliamo ed invitiamo a prendere parte ad una raccolta firme – petizione che verte sui seguenti punti:

  • Messa in sicurezza idrogeologica del quartiere e parco Laudato si’;
  • Ripristino seggi elettorali;
  • Richiesta area sgambamento cani.

Saremo presenti per darvi maggiori informazioni e per la raccolta firme durante gli eventi inseriti nel programma civile dei festeggiamenti della Santa Famiglia, ovvero:

  • Domenica 30 Settembre alle ore 20.30 c/o i Giardini Adele Ficarelli (zona ufficio postale);
  • Mercoledì 3 e Giovedì 4 Ottobre dalle ore 19.00 alle ore 20.30 c/o l’auditorium della parrocchia Santa Famiglia;
  • Sabato 6 Ottobre dalle ore 20.00 alle ore 22.00 c/o il piazzale antistante la parrocchia.

Vi aspettiamo numerosi!

Settimana della Santa Famiglia, tanti gli eventi in programma alla Salinella

La prossima sarà una settimana piena di eventi alla Salinella, prendete nota perché ce n’è per tutti 

Si comincia il 30 Settembre alle ore 10.00 con Pompieropoli, un’occasione grazie alla quale bambini e ragazzi potranno varcare la soglia del “paese dei Pompieri” di oggi e di ieri, entrando in contatto con le loro attività quotidiane e respirando il clima di disponibilità e attenzione verso i cittadini che da sempre contraddistingue l’operato del Corpo Nazionale dei pompieri:

https://www.facebook.com/events/245073336201880/

La Domenica prosegue poi, alle 20.00, con l’inaugurazione della “nostra” Little Free Library, una vera e propria “casa per i libri”, un rifugio temporaneo per volumi in attesa di nuovi lettori:

https://www.facebook.com/events/785934955072490/

Mercoledì 3, alle ore 19.00, tutti invitati alle 19.00 presso l’auditorium della parrocchia Santa Famiglia per la tavola rotonda “Vocazione e lavoro: percorsi da riscoprire”:

https://www.facebook.com/events/1955239047847652/

C’è spazio anche per teatro, musica e palato: Giovedì 4, infatti, c’è lo spettacolo teatrale “La leggenda del pianista sull’oceano” presso l’auditorium parrocchiale alle ore 19.00:

https://www.facebook.com/events/2152852308317688/

…e la settimana si chiude Sabato 6 con la 4^ sagra delle pizzette fritte ed il concerto dei Vasconnessi:

https://www.facebook.com/events/537623890021016/

Vi aspettiamo…e fate girare 

Tombini e pulizia, ci risiamo

Lo scorso 19 Febbraio abbiamo inviato un Comunicato Stampa dal titolo “Salinella, occhio ai tombini” per denunciare il furto da parte di ignoti delle caditoie per lo scolo della pioggia in diverse zone del Quartiere Salinella.

Ci duole constatare che ad oggi, 24 Maggio, il problema è rimasto pressoché irrisolto, come si può evincere dalle fotografie da noi scattate su Via Golfo di Taranto:

Fotografie liberamente pubblicabili previa citazione della fonte.

Ribadiamo, ancora oggi e con più forza, quanto tutto ciò rappresenti un pericolo evidente per persone e cose, amplificato dal fatto che Via Golfo di Taranto sia un’arteria ad alta densità di traffico veicolare, utilizzata tra l’altro anche da ciclisti e runners.

A tutto questo si aggiunge la necessaria quanto radicale opera di pulizia e taglio delle erbacce, che in alcune strade raggiungono quasi i 2 metri di altezza e per le quali abbiamo già inviato diverse segnalazioni: già nei giorni scorsi alcuni ignoti cittadini hanno appiccato roghi – prontamente spenti dai Vigili del Fuoco – in via Golfo di Taranto e via Lago Maggiore (nelle vicinanze della Clinica Villa Verde e dell’Università).

Fotografie liberamente pubblicabili previa citazione della fonte.

All’Amministrazione Comunale, al momento evidentemente impegnata su altri fronti più “centrali” (riqualificazione Città Vecchia, ristrutturazione Palazzo degli Uffici o ancora il teatro Fusco, per fare qualche esempio), chiediamo di adoperarsi per risolvere definitivamente un evidente problema per la sicurezza dei cittadini, con la speranza che anche alle periferie possa finalmente essere restituita la giusta attenzione rispetto all’azione amministrativa: non esiste centro senza periferia, e non esiste periferia senza centro.

Salinella, attenzione ai tombini

Comunicato Stampa inviato alle redazioni locali – con preghiera di diffusione e condivisione

Succede anche questo: in diverse strade del Quartiere Salinella sono state asportate le caditoie per lo scolo della pioggia, con i costi per il ripristino a carico della collettività e, soprattutto, l’evidente pericolo che qualcuno possa caderci dentro e farsi male.

È successo nei primi giorni di gennaio, su Via Golfo di Taranto, Via Lago di Montepulciano e Via Alberto Sordi – in questo caso in piena curva, con i tombini asportati su ambo i lati -, tutte strade ad alta densità di traffico veicolare ma utilizzate anche da ciclisti e runners:

Il tutto è stato da noi prontamente segnalato all’Amministrazione, alla quale ribadiamo il pericolo per la sicurezza di persone e mezzi. Tutte le aree interessate sono state immediatamente transennate, ma l’intervento – specialmente in questi giorni di vento che fa cadere le transenne – non è purtroppo risolutivo.

All’Amministrazione Comunale chiediamo di adottare gli opportuni strumenti di vigilanza ma, soprattutto, di adoperarsi per far venire meno le ragioni della necessità e dell’esclusione sociale che quasi certamente sono all’origine di questi fenomeni che, non a caso, attanagliano con particolare evidenza le periferie della città.

Salinella, «si sparano più bombe perché qualcuno ne parli»

Riportiamo integralmente l’articolo – intervista a Don Giuseppe Cagnazzo realizzata da Francesco Casula e pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 3 Gennaio scorso:

«Si sparano più bombe perché qualcuno ne parli»

Don Pinuccio Cagnazzo: conseguenza dell’abbandono delle periferie

«E’ un modo per affermarsi, un’occasione per farsi notare per un solo giorno: sparare più bombe o petardi perché qualcuno ne parli e si sappia in giro chi è stato. E’ la strada inversa per dare visibilità alla propria presenza. E’ chiaramente una logica contraria, ma è l’effetto di tanti fattori che si sono intrecciati nei decenni e che oggi appare una matassa inestricabile».

Don Pinuccio Cagnazzo ha 54 anni e da poco più di 4 è parroco alla Sacra Famiglia, la chiesa nel cuore del rione Salinella messo a ferro e fuoco la notte di capodanno: 4 auto distrutte, cassonetti incendiati e esplosioni da conflitto mondiale. La notizia ha raggiunto don Pinuccio mentre era fuori città, ma non lo ha stupito troppo.

«Ma scusate, di che vi stupite? Ognuno utilizza gli strumenti che ha a sua disposizione e fino a quando le periferie saranno utilizzate per metterci dentro ciò che potrebbe disturbare nel salotto buono della città, questi saranno i risultati». Passeggiare sotto i portici a pochi metri dalla chiesa oppure tra i palazzoni di edilizia popolare chiarisce il concetto: per le strade ci sono ancora tracce della guerriglia urbana dell’ultimo dell’anno. Nonostante la pioggia di ieri, si notano ancora i segni lasciati sull’asfalto dalle esplosioni di alcuni petardi. Bombe e fuochi d’artificio, per una notte, hanno messo a ferro e fuoco il quartiere. E poi rifiuti di ogni tipo, sparsi oppure ammassati qua e là.

«La notte di capodanno – spiega don Pinuccio – qualcuno tira fuori alcuni istinti primordiali: in quartieri difficili come la Salinella si vede questo menefreghismo per il bene comune, ma si vede anche quello per la propria persona: io lo so che alcuni vengono alla Caritas a ritirare il pacco dei viveri, ma i soldi per comprare le bombe riescono a trovarli. E’ un po’ come il mito della limousine o del vestito costoso il giorno del 18esimo compleanno o in altre occasioni: nella maggior parte dei casi è fatto da chi il giorno non sa come dar da mangiare ai figli, ma quel giorno ha bisogno di far parlare di sé». Anche la notte di Capodanno è così: qualcuno prova a darsi importanza lanciando petardi, qualcun altro rifiuti dalla finestra, addirittura c’è chi carica la pistola e spara al cielo a mano armata. Perché? Per don Pinuccio è la conseguenza dell’abbandono che vivono le periferie: «Taranto è una città in cui oggettivamente il senso di impunità è particolarmente diffuso: provate a percorrere alcune strade come via Umbria o Cesare Battisti e vi accorgerete che il semplice modo di parcheggiare l’auto in doppia fila è la testimonianza chiara che ci sono ben altri atteggiamenti, meno rumorosi, ma non troppo diversi da quelli della notte di Capodanno. Forse la differenza sta nel fatto che gli effetti di quest’ultima notte sono concentrati in poche ore e quindi, come dite voi giornalisti, fanno più notizia, ma in realtà sono entrambi figli di un senso civico che è quasi morto».

Quasi. La speranza, insomma, non è svanita per don Pinuccio: «Ammetto che a volte si viene colti dalla rassegnazione e dalla sensazione che nulla cambierà, ma non possiamo e non dobbiamo fermarci a questo: nelle periferie non deve rimanere tutto così com’è. Tocca a noi essere protagonisti del cambiamento. Nelle mie omelie parlo sempre di ciò che è bello e ciò che è elegante perché credo che anche alla Salinella sarà la bellezza a salvarci».

Via Salina Piccola, finalmente un nome per il parco

Targa giardini Adele Ficarelli

Ogni tanto qualcosa si muove: il piccolo parco presente in Via Salina Piccola, da sempre individuato come “quello vicino all’ufficio postale”, ha un nome. E’ stato infatti recentemente intitolato ad Adele Ficarelli, staffetta partigiana e dirigente politica, tarantina di adozione.

Nata a Carpi, orfana di padre in tenera età, Adele Ficarelli cominciò a lavorare subito dopo le elementari; staffetta partigiana tra Modena e Carpi, dopo la Liberazione, entrò come operaia nelle Fonderie Riunite. Fu in quel luogo che cominciò la sua vita politica e sindacale: fra il ’48 e il ’49 anche lei fu eletta nella Commissioni Interne alle Fonderie. Fu anche il periodo dove cominciarono i licenziamenti dei sindacalisti in tutte le grandi aziende, perché si volevano fermare le lotte per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori Dopo i tragici fatti del 9 gennaio 1950, quando sei operai persero la vita per mano della polizia, Adele fu licenziata. E’ proseguito un periodo di grande impegno politico: è stata funzionaria della FIOM, nel Comitato Federale del P.C.I., ha seguito le lotte delle donne, è poi diventata segretario della Federazione Giovanile, nel periodo in cui Enrico Berlinguer era segretario dei giovani comunisti. Conosciuto Pino Pichierri, che divenne suo marito, Adele scelse Taranto come la sua seconda città e qui svolse un’intensa e appassionata attività politica.

Piazzetta Salina Piccola, appello ai cittadini

Questo il testo dell’appello che abbiamo rivolto lo scorso 22 Luglio ai cittadini del territorio vicino alla piazzetta che abbiamo ripulito con l’Operazione Super Santos. Diamoci tutti una mano!


Cari Concittadini,

Il nostro Osservatorio Permanente Salinella “OPS” ha nei giorni scorsi realizzato in questa piazzetta l’Operazione “Super Santos”, ripulendo il parco per riportare i bambini in piazza e poterli fare “giocare a pallone” come facevamo noi ragazzi 10-15 anni fa.

Abbiamo voluto restituire questo spazio comune a voi e a noi, cittadini del quartiere Salinella, protagonisti e primi attori di questo territorio.

Lo abbiamo fatto il 10 ed il 17 Luglio scorsi, muniti di guanti, buste, zappe e tanta buona volontà.

Purtroppo, serve la collaborazione di tutti affinché questa piazza rimanga fruibile a tutti, e soprattutto veda il suo verde rinascere.

Nella notte tra il 23 ed il 24 di ogni mese, in concomitanza con la pulizia notturna delle strade, quest’area diviene un parcheggio, tra l’altro vietato in quanto nessun mezzo (auto, furgoni, moto) dovrebbe parcheggiare qui, trattandosi di area di verde pubblico.

Per questo motivo questo tratto del parco è divenuto un piccolo “deserto” dove l’erba non cresce più.

Ciò che vi chiediamo è di non accedere a quest’area “verde” con le auto, per permettere al parco di rinvigorire: la natura farà tutto da sé, ma noi cittadini dobbiamo aiutarla.

Grazie a nome dei ragazzi dell’OPS – Osservatorio Permanente Salinella


 

Salinella, quella terra di nessuno

La voglia di riscatto nelle mani del parroco e dei volontari della Santa Famiglia

Di Maristella Massari – Gazzetta del Mezzogiorno – 1 Agosto 2016

 

La strada maestra che porta alla Santa Famiglia punta solo verso la città. Come un tunnel da percorrere in direzione della luce e ritorno. Per la gente della Salinella, il resto di Taranto è “città”, perché il quartiere è altro, non le appartiene, non si sente ramo dello stesso albero. E’ un’idea sedimentata dopo anni di delusioni, abbandono, rabbia verso le istituzioni troppo lontane, troppo distratte. Fin da quando, a metà degli anni ’60, il Comune non decise di mettere in atto un corposo piano di edilizia popolare edificando palazzacci con i tetti rossi spioventi (che fanno a pugni con la vocazione marinara della città) in mezzo al fango, alla polvere e al nulla. Da allora, in quasi 50 anni, non è cambiato molto. Per muoversi tra le vie dei laghi non ci sono traverse. Una di queste, Via Candelli, fu aperta a furor di popolo una decina di anni fa dopo una accesa battaglia tra residenti e amministrazione. E anche se all’ingresso c’è il cartello del senso unico per chi proviene da via Golfo di Taranto, tutti la percorrono in auto contravvenendo al divieto. «Prima o poi – dice con ironia Francesco Settembre, responsabile dell’Osservatorio Permanente Salinella, nato in seno alla parrocchia della Santa Famiglia per monitorare i bisogni e le esigenze dei cittadini – diventerà a doppio senso per usufrutto».

Via Candelli è l’unica che collega la zona del Sestante, le case nuove delle cooperative con i negozi, la posta e la farmacia, alla pancia della Salinella. Chi non ha l’auto si arrangia. O se la fa a piedi, percorrendo un giro di quasi due chilometri, o taglia da una collinetta di terra polverosa in estate e di fango in inverno, scavalcando una recinzione di un terreno abbandonato. Ovviamente per andare a comprare le medicine (a piedi) nella farmacia del Sestante ci vogliono gambe buone. E questo già taglia di netto il 50% dei residenti delle case popolari che hanno superato l’età pensionabile.

Qui, nel cuore popolare del rione Salinella, funziona così. Tutto, anche l’urbanistica e la viabilità, è pensata perché sia e resti un ghetto. Don Pinuccio Cagnazzo, parroco della Santa Famiglia dal 2015, e le sue settemilacinquecento anime, lo sanno bene. Ma sanno anche che – parafrasando Siani – alla Salinella si piange due volte: quando arrivi e quando te ne vai.

Le pecorelle di don Pinuccio e del suo giovane “vice” don Giuseppe Marino, preti di frontiera in un quartiere da battaglia permanente, sono generose, schiette, hanno un cuore grandissimo. E così capita che mentre raccogliamo le testimonianze dei volontari che tengono viva la fiamma della speranza in un quartiere dimenticato da tutti come questo, arrivi qualcuno a portar vestiti usati che un minuto dopo sono già nelle mani dei bisognosi.

Già, il bisogno. Alla Salinella non è solo materiale, ma è anche sociale. Il degrado ha mangiato il cemento dai balconi mai ristrutturati, ma ha anche corroso pericolosamente le regole del vivere civile.

«Il brutto chiama brutto», dice don Pinuccio. E perché questa catena si spezzi, lui ogni mattina scende i quattro scalini della sua chiesa e cammina. I suoi sandali e quelli di don Giuseppe ne fanno tanta, di strada. Entrano nelle case dei detenuti agli arresti domiciliari per una parola di umana misericordia, portano un sorriso alle famiglie che in attesa dell’assegnazione hanno occupato per mesi, in inverno, le case popolari senza che ci fossero ancora le finestre e l’acqua corrente. La croce qui se la portano tutti, così pesa meno. «Venite a vedere queste case – dice don Pinuccio -, guardate negli occhi i miei parrocchiani. Sono case normali e persone normali. La gente della Salinella è solo più arrabbiata. Ce l’ha con l’amministrazione, col governo, con tutti quelli che si sono dimenticati di loro come si fa con un parente scomodo».

Lo Stato è assente. L’unica forma di welfare è la famiglia. «Hanno inaugurato un centro per anziani, che sta chiuso e blindato da settimane – spiega Aldo, un commerciante che dopo un passato burrascoso sta riprendendo dignitosamente in mano la sua vita –. Inaugurano, tagliano i nastri e spariscono. Ma qui prima che agli anziani dovrebbero pensare ai bambini. Alla Salinella ce ne sono tanti perché di figli se ne fanno assai. Questi bambini che fine fanno? Perché nessuno se lo chiede? Non c’è neppure più una scuola nella zona. La prima sta oltre via Ancona, o passata via Golfo di Taranto. Chi non ha la macchina come li porta a scuola i figli? Poi questi bambini stanno tutto il giorno per strada. E la strada mangia, fatevelo dire da me che sono nato qua».

Salinella fa rima con abbandono. Accanto a quello scolastico c’è il disimpegno istituzionale. Chiuse le circoscrizioni, la presenza del “pubblico” si è velocemente defilata dal cuore del rione. Prima le Poste che si spostarono verso la zona del Sestante una decina di anni fa, poi la farmacia, il tabacchino e via dicendo. A presidiare il fortino resta don Pinuccio, con un manipolo di fedelissimi. «Taglia e taglia alla fine questo è diventato un quartiere dormitorio – dice Aldo Cesario, giornalista e volontario in parrocchia –. Con Mia moglie Gabriella siamo qui dal ’91 ma le cose sono andate sempre peggio. Manca tutto. Gli amministratori latitano e il quartiere è preda del degrado». L’abbandono è palpabile. Le strade, persino quelle battutissime intorno al mercato, sono ridotte ad un colabrodo. La signora Giovanna, quasi ottantenne, ci mostra le sue ginocchia sbucciate manco fosse una bambina. «Scendo sola per fare la spesa. Accudisco mio marito che ha 86 anni e non esce più. Così tocca fare tutto da sola. L’altro giorno sono caduta qui – dice mostrandoci una voragine nel marciapiedi scavato dall’incuria –, e sono finita sul breccione». Il suo lamento da il “la” al refrain degli insoddisfatti. Le voci sono tante, ma il bersaglio è unico. Piero è uno degli operatori commerciali del mercato coperto. «Mancano i controlli, ci hanno tolto i due mercatini delle pulci, invece di studiare una soluzione che permettesse di continuare a lavorare a noi e a loro. Così ci portano alla fame. E poi si guardi intorno. Le strade sono distrutte. Le blatte ci invadono».

Sul banco degli imputati c’è l’amministrazione Stefàno, colpevole, secondo i commercianti della Salinella, di penalizzare il quartiere relegandolo ad un ghetto. Dalle polemiche alla cronaca il passo è breve. Per decine di isolati non troviamo né un bar, né una salumeria, né una saracinesca sollevata. Oltre i portici di via Lago d’Albano c’è la terra di nessuno. Quella strada che come dice Aldo, “mangia“. Lo spaccio, il fumo, i motorini truccati, in tre sullo stesso sellino, molti cognomi sulle targhette dei citofoni sono gli stessi che finiscono nelle ordinanze della procura. Don Pinuccio non fa una grinza. Sono tutte anime sue, solo più bisognose di attenzioni e di conforto. Pe porte della parrocchia restano sempre aperte per tutti, come ha chiesto il Papa. L’oratorio è una enclave della gioia in un quartiere che sembra aver perso il sorriso. Le grida festose dei bambini sono il segno della speranza, un seme che si porta dentro la promessa del riscatto. «Non lasciamo che muoia – dice don Pinuccio che si appella alla “città” –: aiutateci a farlo germogliare».